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Barcellona Gastronomía

Alla ricerca del gambero rosso

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WP_Post Object ( [ID] => 1144 [post_author] => 24 [post_date] => 2017-04-24 22:24:59 [post_date_gmt] => 2017-04-24 22:24:59 [post_content] => Mangia quel cocktail di gamberi e ringrazia i pescatori. Ordinali alla griglia, al sale, o assaggiali in una paella e non dimenticarti di fare una riverenza al cospetto dei signori del mare. Ti sembra esagerato? Guardala in questo modo, non importa se è inverno e fa davvero freddo —tu sei seduto sul divano, guardi la televisione, con il riscaldamento acceso, e ti abbandoni al dolce far niente—,e nemmeno se èestate e soffochi per caldo —con un litro di granita e una bacinella di acqua fresca per immergere i piedi—. I pescatori staranno comunque pescando in alto mare. Ogni giorno, per dieci ore o forse più. Sia che tu stia facendo running, indossando la tua maglietta fluorescente, o guardando un film in Dolby Surround, mano nella mano con la tua ragazza, oppure organizzando con Google le vacanze perfette, sappi che loro, i pescatori, saranno sicuramente già partiti, si troveranno già a chilometri di distanza dalla costa, lanciando le reti, legando gomene, cercando di trasformare il Mediterraneo in una gigante cornucopia che riversa le proprie prelibatezze. La tua vita trascorre sulla terraferma mentre loro vivono in un altro universo, legato al litorale. Dieci ore di mare, mare e ancora mare. Per i quattro membri dell'equipaggio dell'Estrella delSur III questo è assolutamente normale. La loro barca è una di quelle che salpano ogni giorno da Palamós, sulla costa di Girona, alla caccia del gambero rosso. Una delle 150 specie di gamberi che vivono nel Mediterraneo. I bene informati giurano che questo crostaceo che nasce nelle acque della Catalogna si distingue per il sapore intenso, il colore acceso e il forte carapace. Diciamolo chiaramente:si tratta di un gambero VIP. Ora, nel porto, sono le sei e mezzo di mattina. È ancora buio, ma i motori delle barche sono già accesi. Per andare a trovare il crostaceo rosso navighiamo verso il largo: a 40 chilometri di distanza dalla costa catalana. Lì, a una profondità che va dai 300 ai 2.500 metri, i gamberi girovagano muovendo le loro appendici flessuose, osservando con i loro occhi penetranti. Nelle tenebre usano le loro antenne con sensori per muoversi meglio. Quando i marinai localizzano il luogo perfetto —la zona di pesca—, Toni (49), Camilo (56), Juan (53) e il capitano Xavier (46), lanciano in mare settanta metri di rete. Il metodo usato è quello della pesca a strascico, per questo la rete, che ha la forma di una borsa gigante, viene fatta strisciare lungo il fondale durante la navigazione per catturare la maggior quantità possibile di crostacei. La barca si fermerà solo nel momento in cui attraccherà in porto. Oggi sperano di catturare una settantina di chili di gamberi rossi, una quantità piuttosto inferiore rispetto ai 150 chili che il mare offre nei mesi migliori, vale a dire maggio, luglio e agosto,come racconta Xavier Miró dalla cabina di pilotaggio del peschereccio, il rifugio tecnologico da dove la rotta e la velocità della nave sono modificate senza sosta. Dopo aver consultato computer, orologi e misuratori, il timoniere realizza tutte le manovre possibili per evitare che la rete si chiuda. È come un dentista ostinato che, per fare bene il suo lavoro, cerca di mantenere la bocca del paziente ben aperta. Il passato di Xavier, però, non ha nulla a che fare con l'odontoiatria, ma con l'ingegneria. Nel novembre del 1993 il padre di Xavier morì in un incidente. All'epoca Xavier aveva 23 anni e stava frequentando il quarto anno di ingegneria civile. Ricevette la notizia per telefono, mentre si trovava presso la residenza per studenti di Barcellona, lontano da Palamós, la sua città natale. Quella chiamata nascondeva il germe del suo destino, perché un mese più tardi, dopo molte notti passate in bianco, decise di lasciare le aule per occuparsi dell'Estrella del Sud. Era quello il nome con il quale aveva battezzato suo padre il primo peschereccio, comprato nel 1970. L'anno in cui nacque Xavier. — Per questo in mare sono una rara avis —, sorride ora il comandante della barca, soddisfatto di questa sua combinazione piuttosto "esotica". Il capitano non perde di vista i comandi, mentre mostra alcune immagini ingrandite della NASA. Si vede chiaramente il golfo di León, la zona lungo la costa catalana in cui vive il gambero rosso. In questo golfo le correnti sottomarine circolano in senso antiorario, arricchendo il fondale di sedimenti sottomarini che alimentano e rendono unico il crostaceo catalano. E se parliamo di biologia, dobbiamo fornire qualche altra informazione come, ad esempio, che i maschi sono solo un 10% della specie, che l'età massima di questi crostacei è di cinque anni (i gamberi più vecchi sono quelli più grandi e più quotati)e che è inutile restituire un gambero al mare una volta pescato, perché muoiono nel momento stesso in cui sono tirati fuori dall'acqua. *** Sono quasi le nove e mezzo della mattina (mancano otto ore per tornare a casa) e in lontananza si vedono i Pirenei con le loro vette innevate. Le labbra sanno di sale e il mare culla dolcemente la barca. Sul ponte ci sono Toni e Juan. Hanno le mani insanguinate: puliscono il pesce per il menù di mezzogiorno. “Da martedì a venerdì mangiamo quello che peschiamo il giorno prima”, dice Toni; tuta scura, quattordici anni trascorsi in mare e un'abbronzatura che non va più via. Toni è al comando della cucina e oggi cucinerà un suquet de Pintarroja, una zuppa di pesce a base di nocciole, pane fritto, peperone, patate, pomodoro e aglio. Una delizia che si prepara con pesce da soli tre euro il chilo. — Il tuo piatto preferito è a base di gamberi? — chiediamo. — È la steak tartare! — risponde. E scoppia in una risata. Alle 11:00 è ormai tutto pronto e il pasto è servito agli invitati, vale a direchi partecipa a questa attività di pescaturismo, che mostra di prima mano la vita di un pescatore della Catalogna. Da qui sono passati due pescatori svizzeri; il sindaco di Guissona, un paesino della Catalogna, che si era appena sposato; e persino dei contadini di Banyoles, un altro paese della Catalogna, che salirono a bordo carichi di vino, cava e whisky. Sedici persone da quando, nel 2015, l'Estrella delSur III decise di prendere parte a questa iniziativa, alla quale partecipano altre otto imbarcazioni di Palamós. In mare aperto, dopo il banchetto, l'attività rallenta. È tempo di fare una siesta, di godersi il sole e di realizzare piccole riparazioni, per mantenere il peschereccio in forma. La barca è un percorso a ostacoli che i pescatori evitano agili. Un ingranaggio composto di corde e oggetti diversi, dove tutto è legato, tutto si incastra, ha pinze o chiavistelli. È l'unico modo per resistere al rollio provocato dal mar Mediterraneo. Passata l'una e mezzo (dopo sette ore di lavoro) arriva il secondo momento cruciale del giorno: quando i quattro pescatori si riuniscono nuovamente per tirare la rete in superficie e scoprire il bottino della giornata. Oggi hanno pescato oltre sessanta chili di crostacei, che venderanno al mercato del pesce a partire da 30 euro il chilo. Alle 17:00 il litorale della Costa Brava inizia a diventare più nitido. E alle 17:30, finalmente, il motore si ferma, il pavimento non oscilla più e loro, i pescatori, si sfilano gli stivali. Sono passate dieci ore. Siamo a casa.   Fotografia: Alexander Castro [post_title] => Alla ricerca del gambero rosso [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => alla-ricerca-del-gambero-rosso [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-27 16:11:47 [post_modified_gmt] => 2017-04-27 16:11:47 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://lingmagazine.es/?p=1144/ [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw )